“Il territorio impossibile” della Biennale di Venezia, 1978: allestimenti radicali di “natura” e “antinatura”
Sinossi
La sezione italiana della XXXVIII Biennale di Venezia, curata dalla critica d’arte Lara-Vinca Masini, aperta tra luglio e ottobre 1978 e dedicata allo sfruttamento dei beni naturali e alla loro trasformazione in “antinatura”, costituisce il capitolo conclusivo delle ricerche della cosiddetta architettura “radicale”. Nel territorio completamente urbanizzato e inquinato, ormai “impossibile” da considerare paesaggio naturale, le opere dei protagonisti “radicali”, in forma di microambienti o perfomance, tratteggiano i lineamenti di un’architettura capace di far intravedere nuove modalità di intervento e nuove relazioni tra esseri viventi: sono costruzioni primeve ottenute attraverso mezzi minimi oppure concepite tramite sofisticate evocazioni, atte a generare un rinnovato equilibrio terrestre dopo la dissoluzione dell’architettura così come si era consolidata nel corso del XX secolo.
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