La “Mostra Giottesca” (1937). La genesi e il progetto di allestimento di un’esposizione d’arte antica per il “riconoscimento della ‘rivelazione’ nel processo creativo”
Sinossi
Il contributo si propone di analizzare la “Mostra Giottesca” del 1937 per ricostruirne il fondamento scientifico, che la distinse dai fini propagandistici e divulgativi di altre mostre coeve, e per capire le ragioni per cui l’anima scientifica della mostra, Mario Salmi, la definì “una mostra attuata da studiosi e per studiosi”.
Si intende perseguire tale obiettivo affrontando lo studio genealogico dell’evento nel quadro più ampio delle mostre allestite in Italia nel periodo tra le due guerre mondiali, per capire come e perché, da un lato, anche la “Giottesca”, durante il ventennio fascista e nella vivida situazione cittadina accesa dalle iniziative culturali locali, si fece interprete delle finalità propagandistiche del primato culturale nazionale e delle specificità italiane, e dall’altro, in che modo, a differenza di altri interventi, rivoluzionò radicalmente il modo di esporre in funzione delle proprie ambizioni scientifiche attraverso un innovativo ordinamento delle opere e grazie al progetto allestitivo di Giovanni Michelucci, Giuseppe Giorgio Gori e Mario Chiari. Utilizzando questa chiave di lettura si cercherà di definire secondo quali parametri diventò un innovativo dispositivo di conoscenza delle opere d’arte e riferimento per allestimenti del secondo Novecento.
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